Il Bambino Gesù, Maria, il pastorale

Il Bambino Gesù, Maria, il pastorale

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VASTO – Dalla profonda e sapiente riflessione dell’Arcivescovo emerge qualche nota di memoria.

Due simboli hanno contraddistinto la Celebrazione che si è svolta il primo Gennaio nella concattedrale di San Giuseppe in occasione della solennità di Maria Santissima Madre di Dio e della giornata della pace: il bambinello del’500 e il pastorale dell’Arcivescovo Bruno Forte, costruito da un falegname di Lampedusa con il legno delle imbarcazioni dei migranti.

Guardare e baciare il bambino significa alzare lo sguardo verso sua Madre, Maria, che lo presenta all’uomo di oggi come Maestro da seguire nella vita di ogni giorno; il bambino Gesù indica la Madre come modello per contemplare nel volto del Figlio il volto di Dio, per riempire il tempo, che Dio ci dona, di preghiera, di ascolto, di silenzio e di movimento verso l’altro, verso i tanti figli di Dio che hanno bisogno di accoglienza, di giustizia, di integrazione, di pace, di umanità; verso quei figli di Dio di cui quel pastorale è simbolo e ricordo di una sofferenza che interpella il cristiano autentico.

L’antica tradizione del bacio del bambinello oggi, nella giornata della pace, non intende solo ripercorrere una tradizione, ma recuperare e riaffermare il vero significato di una fede concreta che si impegna in progetti di pace così come l’atto di fede e di omaggio reclama.

Mentre i numerosi fedeli che riempivano la concattedrale scorrevano per l’ossequio del bacio si imprimevano nella mente e nel cuore tre icone:

un bambinello, per ricordare che siamo figli di un Dio che si è fatto uomo; Maria, la Madre, per avere un modello di accoglienza; un pastorale, per smuovere gli animi assopiti e risvegliare il desiderio di pace.