Giubileo della Misericordia: chiusura della Porta Santa a Vasto

Giubileo della Misericordia: chiusura della Porta Santa a Vasto

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VASTO – Uno degli atti che i fedeli vastesi e molti turisti presenti nella nostra città hanno compiuto nell’Anno Santo Straordinario della Misericordia è stato quello di varcare la Porta Santa della Concattedrale di S. Giuseppe. Un atto che ha avuto un profondo significato, in quanto attraverso di esso i credenti hanno espresso la professione della propria fede in Cristo, abbandonandosi totalmente a Lui, Via, Verità e Vita. Sabato 12 novembre la Porta Santa della Concattedrale è stata chiusa con una solenne Cerimonia, a cui hanno preso parte, oltre a tantissimi fedeli, che gremivano la Chiesa, numerose autorità politiche, non solo di Vasto, ma anche dell’hinterland vastese, autorità militari e rappresentanti del mondo dell’associazionismo, in particolare quelli dell’associazioni combattentistiche e d’arma. Il sacro rito è stato presieduto dal parroco di S. Giuseppe, don Gianfranco Travaglini, e concelebrato da alcuni sacerdoti delle altre parrocchie vastesi, in comunione con il Vescovo della Arcidiocesi, Mons. Bruno Forte. Don Travaglini, all’omelia, ha esordito con queste parole: “Il linguaggio apocalittico delle letture bibliche non è di facile interpretazione. Gesù, però, ci dice queste cose non per scoraggiarci, ma per rincuorarci, perché la nostra liberazione è vicina. Del resto, la celebrazione del Giubileo presso gli Ebrei prevedeva la liberazione: gli schiavi tornavano liberi, i debiti venivano estinti, le terre vendute tornavano al primo proprietario. Perché c’era questa legge? Perché il padrone della vita è Dio”. “Il Giubileo del cristianesimo – ha continuato don Travaglini – pur mantenendo quel carattere di tempo speciale di rinnovamento, lo esalta grazie alla presenza salvifica ed eterna di Cristo. Gesù, infatti, entrando di sabato nella Sinagoga, prende il rotolo del Libro e proclama la liberazione, sottolineando: oggi si è adempiuta questa scrittura. Gesù è venuto per portarci la liberazione dalle catene del male e del peccato”. “Il Papa – ha aggiunto don Travaglini – ha indetto questo anno straordinario per farci riflettere che Gesù è colui che viene a presentarci un Padre di Misericordia, che ci vuole rendere felici. Significative sono le parabole sulla dracma perduta, sulla pecorella smarrita e sul figliol prodigo. Dio fa di tutto per trovarci, perché Egli ci ama per primo. Ecco il Dio misericordioso che abbiamo contemplato in questo Anno Santo”. “Ma cosa ci lascia il Giubileo? – ha concluso il parroco della Concattedrale – Ci lascia l’impegno di vincere il male con la misericordia. Per vivere, però, la misericordia – ce lo ricorda il Vangelo di oggi – noi dobbiamo distruggere ciò che è apparenza ed esteriorità, rivoluzionando la nostra vita, guardando la storia alla luce dell’amore di Dio e dell’amore per il prossimo e impegnandoci ad attuare quella che il Papa ha chiamato l’ottava opera della misericordia: la salvaguardia della casa comune: il Creato”. Al termine della celebrazione eucaristica è stato intonato il canto del Magnificat mentre i sacerdoti e i fedeli andavano processionalmente a venerare il trittico della Madonna della Misericordia, dipinto da Michele Greco di Valona nel 1505. È seguito il rito della chiusura della Porta Santa, spiegato dallo stesso celebrante don Gianfranco Travaglini nel suo più pregnante significato: “Chiudiamo la Porta Santa con l’impegno di andare sulle strade della vita e perseverare nella Misericordia, che sarà la nostra salvezza”. LUIGI MEDEA

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