LETTORI

IL LETTORE

 

La rinnovata liturgia suppone l’esistenza di un gruppo di Lettori (SC 28) a svolgere il delicato servizio della proclamazione della Parola di Dio. E’ un’esigenza ecclesiale veramente imprescindibile, se si vuole veramente fare liturgia: “L’assemblea liturgica non può fare a meno di Lettori, anche se non istituiti per questo compito specifico” (OLM 52).

In questo senso, ogni comunità cristiana dovrebbe preoccuparsi di dare una risposta ben precisa a tale esigenza perché, senza Lettori, si impoverisce il senso ecclesiale della ministerialità liturgica e la celebrazione della Parola di Dio rischia di essere monopolizzata dal presbitero -celebrante.

Il nuovo OLM si dimostra sensibile a recepire la figura del Lettore: “La tradizione liturgica ha affidato il compito di proclamare le letture bibliche nella celebrazione della Messa a determinati ministri: ai Lettori e al diacono” (OLM 49). E pone in grande risalto la natura laicale di tale ministero: “Si cerchi di avere a disposizione alcuni laici, che siano particolarmente idonei e preparati a compiere questo ministero” (OLM 52).

Il ministero del Lettore, quindi, è un ministero tipicamente laicale. Solo in mancanza di Lettori laici o anche di diaconi tale ministero può essere svolto anche dal presbitero-celebrante: “In mancanza del diacono o di un altro sacerdote, legga il Vangelo lo stesso sacerdote celebrante; se poi manca anche il Lettore, legge lui stesso tutte le letture” (OLM 49). Chiaramente, però, questa è la soluzione estrema.

La creazione di un gruppo di Lettori rappresenta, quindi, un’importante meta pastorale per ogni comunità cristiana, perché consente di dilatare gli spazi della partecipazione e della ministerialità liturgica e di esprimere la comunione ecclesiale in tutta la sua pienezza, respingendo una concezione accentratrice e monopolistica del ministero.

Questo principio deve essere applicato non solo per giustificare il ministero liturgico del Lettore, ma anche per impedire il monopolio di un singolo Lettore: “Se ci sono più Lettori e si devono proclamare più letture, è bene distribuirle fra di loro” (OLM 52). Il monopolio, nella liturgia, è sempre un fatto da evitare. Nella liturgia c’è spazio per tutti.

(don Pietro Jura )

Alcuni consigli pratici:
·         Le letture devono essere lette dall’ambone messo bene in evidenza e dal lezionario, non da fogli volanti, libri vari, ecc.

  • Il lettore deve sempre preparare la lettura con cura e sotto ogni aspetto.
  • Prima d’iniziare a leggere è bene attendere sempre che l’assemblea sia seduta, in silenzio, in disposizione di ascolto; anche scenograficamente è importante uno stacco per distinguere i riti d’introduzione dalla liturgia della Parola. Se c’è anche qualche secondo di silenzio, meglio!
  • Non è bene che i lettori stiano tutti ammassati all’ambone, uno accanto all’altro, né che ogni lettore si avvii all’ambone dopo una passeggiata attraverso mezza chiesa. E’ bene invece che i lettori abbiano dei sedili a loro riservati e che li occupino fin dall’inizio della Messa. Sia l’avvicinamento sia l’allontanamento dall’ambone devono essere fatti con calma, lentamente e senza intralciare gli altri.
  • Giunto all’ ambone, prima di iniziare a leggere, il lettore regola alla propria altezza sia il leggio sia il microfono, poi guarda in faccia la gente, come per presentarsi, e solo quando tutto è a posto e l’assemblea in silenzio comincia a leggere.
  • Non leggere mai ciò che è scritto in rosso (es.: “prima lettura”, “salmo responsoriale”, ecc.): sono cose da farsi, non da dirsi!
  • Il titolo dev’essere staccato dalla lettura mediante una pausa: il titolo è un’ insegna che deve essere pertanto anche evidenziata con un cambiamento di tono e di volume. Al termine della lettura bisogna fare risaltare anche la frase “Parola di Dio”, facendola precedere da una pausa, cambiando tono e guardando in faccia la gente mentre la si dice.

Mettiamoci ora dalla parte dell’assemblea: che cosa dev’essere in grado di fare l’assemblea mentre un lettore sta leggendo la Parola di Dio?

  • Sentire materialmente: è questione di volume, di ritmo, d’impianto di sonorizzazione.
  • Ascoltare, cioè prestare attenzione; ciò esige dal lettore che legga bene. Il lettore non legge per sé, ma per gli altri: è una differenza radicale poiché sono due azioni diverse: nella prima si può anche non usare la voce, nella seconda la voce è fondamentale. L’obiettivo del lettore non è la sua personale comprensione (perché quando legge la lettura deve già averla capita e studiata), ma è che gli altri, attraverso la comunicazione orale, ascoltino, si trovino interessati al testo e non si annoino.
  • Capire, il che non è per nulla automatico, come alcuni ritengono, per il semplice fatto che in qualche modo è stata letta una pagina della Bibbia. Dipende invece dal modo in cui il lettore si è preparato a leggere il brano e da come lo ha effettivamente letto. E’ quindi questione di ritmo (pause, velocità), intonazione, articolazione, interpretazione (colore). Senza questa preparazione difficilmente certi testi non facili e complessi riescono comprensibili a chi li ascolta. Pertanto dobbiamo lasciare il tempo alle parole non soltanto di essere pronunciate, ma soprattutto di essere capite. La regola fondamentale è: adagio e con senso. Inoltre è fondamentale aver fatto precedere la lettura da una breve introduzione che stimoli l’assemblea a prestare attenzione e l’aiuti a comprenderne il senso.